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Il paradiso è un posto con un Vermentino in frigo

Ciao a tutti Sharpyni!
Bisogna ammetterlo, apprezzare la vita è fondamentale. Ce lo fa capire Roberto Botturi mentre racconta la sua esperienza con una delle malattie più insidiose: il cancro. Il paradiso con un Vermentino in frigo (Infinito Edizioni 2022) è un inno alla vita, alla forza e alla speranza. Vi lascio il link per l'acquisto: Il paradiso è un posto con un Vermentino in frigo 
Ma vediamo prima di cosa si tratta!
Trama: Un padre affettuoso con il pallino per la musica lamenta un forte mal di schiena. Il giorno dopo scopre di avere il cancro. Cercando con l'ironia di domare la rabbia e i disagi, comincia le cure: "Faccio una chemioterapia da giovane, così mi tolgo il pensiero", dice agli amici. Con l'umorismo sopravvive al pietismo e cerca dei lati positivi nella sua condizione di temporanea disabilità, mentre nel viaggio verso la guarigione si compie una trasformazione dell'uomo che tenta di dare il giusto senso e peso ai gesti della vita, concedendo maggiore spazio alla follia. Gesti che acquistano un'importanza prodigiosa. Attraverso il mondo complesso della malattia, rimane l'urgenza di vivere più intensamente, una forza conosciuta meglio dai bambini e da chi sente di essere sopravvissuto a qualcosa. Un nuovo stato nel quale finalmente le azioni sembrano corrispondere alle intenzioni: "Dovrei andare" diventa "vado". "Dovrei fare" diventa "faccio".

Recensione:
Bisogna sfiorare la morte per godere appieno della vita. Ed è proprio quando si tocca il fondo che capiamo quanto sia importante vivere, gioire delle piccole cose. 

Roberto Botturi è un informatico con la passione per il teatro, la radio e la musica. Dopo Se andate nello spazio portate gli spaghetti del tre pubblica Il Paradiso è un posto con un Vermentino in frigo e altre cose che si avvicinano alla felicità

30 luglio
In questi stessi giorni dell'anno scorso ero ricoverato e ricevevo il primo sifulotto di chemioterapia in vena.

La vita e la morte. La tristezza e la gioia. La voglia di vivere. Così è, non ci si può sottrarre. Roberto Botturi racconta la sua malattia con grande senso dell'umorismo. Attraverso un diario, compagno di viaggio, ci racconta cosa vuol dire convivere con il cancro, quel male assoluto che non vede l'ora di annientarti. Lo stile di scrittura di Roberto è fluido e non manca di quella giusta ironia per affrontare un tema così importante e doloroso. Basta poco per mettersi al suo posto. Poche righe, poche pagine. Nonostante una tematica che spaventa ai più, questo è un piccolo racconto di storia di vita vissuta che vuole infondere coraggio. Infatti, durante la lettura, non si può fare a meno di osservare come l'autore cerca di non scoraggiarsi mai, ampliando la sua voglia di vivere. È proprio vero che bisogna guardare in faccia la morte per poter apprezzare anche la più piccola cosa che ci appartiene, perché solo in quel momento riusciremo a godere realmente di ciò che abbiamo. 

L'idea della morte può riportare alla vita. Che paradosso!
Andare in bicicletta, fare una vacanza, giocare con i propri figli: tutte azioni che diamo per scontate ma che, poi, tanto scontate non sono. Immaginate di ricevere un cattivo referto, uno di quelli che vi obbligherà a seguire delle cure che inevitabilmente vi cambieranno la vita e l'aspetto. Come reagireste? La lotta contro la malattia invisibile è dura, piena di ostacoli e effetti collaterali ma la forza d'animo non deve mai abbandonarci perché è proprio questa a darci la spinta per affrontare a pieno petto tutte le avversità. Roberto fa così, prende il diavolo per le corna. Lotta e non si arrende. Vuole vivere e andare ancora in bicicletta. Vuole vivere per giocare ancora con sua figlia. Vuole vivere perché la vita è troppo breve per regalarla, per arrendersi davanti al male. È inutile negare che la morte non spaventi ma è anche vero che, l'idea di questa, ti apre gli occhi facendoti guardare il mondo attraverso un'altra prospettiva. Ci rendiamo conto di come non ci sia abbastanza tempo, di come non bisogna procrastinare.
"Dovrei andare" diventa "vado". "Dovrei fare" diventa "faccio".
Davanti a queste esperienze bisogna ricordare di non essere spettatori passivi, bisogna avere il coraggio di affrontare le avversità senza abbattersi. Come si dice: finché c'è vita c'è speranza. Non bisogna avere paura di non farcela perché proprio quella paura potrebbe essere la condanna a morte. Roberto ha affrontato e ha vinto, spinto anche dall'amore che lo circonda. Sostenuto da una forza invisibile che non gli ha permesso di arrendersi. 

Lo consiglio a tutti coloro che hanno bisogno di un po' di buon umore. A tutti coloro che hanno bisogno di una spinta in più per poter apprezzare la gioia di vivere.
Ringrazio la casa editrice e l'autore per la fiducia. 




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